Gutierrez e il diritto di essere…umano

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Ebbene si, lo confesso. Non sono un grande fan (per usare un eufemismo) di Esteban Gutierrez.

Ho sempre pensato e continuo a pensare che sia arrivato e rimasto aggrappato alla F1 più per la valigia che per veri e propri meriti. Tra i due messicani quello col talento è Perez, non c’è dubbio.

Gutierrez ha sfruttato l’onda lunga, l’interesse degli sponsor e l’attesa per il ritorno della F1 in Messico.

Ma in Sauber non fatto granchè e dopo l’intermezzo da terzo pilota Ferrari (la valigia, sempre quella) è stato scaricato pure dalla Haas che gli ha preferito Magnussen.

Eppure proprio quest’anno il messicano ha fatto intravvedere qualcosina, qualche lampo, specie in qualifica e in termini di velocità pura non ha collezionato certo figuracce rispetto a Grosjean, anzi.

Poi il francese ha tutt’altra consistenza, questo è chiaro. La casella dei punti conquistati da Esteban è sconsolatamente vuota, ma bisogna pur ricordare che il pilota di Monterrey ha sfiorato 4 volte la zona punti con altrettanti undicesimi posti e che, in particolare nel momento migliore della Haas, ha subito tante rotture e inconvenienti tecnici che ne hanno condizionato negativamente i risultati.

Proprio per questo Gutierrez riteneva giusto che il team americano gli concedesse una seconda opportunità, ma cosi non è stato.

E quindi, una volta ufficializzato il suo divorzio dalla Haas, il messicano si è ritrovato a piedi per il 2017, con pochi sedili ancora disponibili.

Ci stà che Gutierrez dal suo punto di vista considerasse ingiusta la mancata riconferma e ci stà pure che fosse infastidito dalla tempistica. Saperlo due mesi fa sarebbe stato molto meglio per guardarsi intorno.

E ci può pure stare che domenica scorsa, in una di quelle gare “pazze” che possono rappresentare l’occasione giusta per un pilota desideroso di mettersi in mostra, Gutierrez fosse esasperato dall’ennesimo problema tecnico che lo aveva costretto all’ennesimo ritiro, bruciandogli l’opportunità di cui sopra, dopo aver lottato in condizioni difficili con una monoposto che già presentava problemi al motore e ai freni (non certo il massimo della sicurezza).

E, considerando il suo stato d’animo, non mi pare scandaloso il suo gesto quando, rientrato ai box, ha lanciato via i guanti visibilmente adirato.

Non sarà stato bellissimo da vedere, non sarà stato politicamente corretto, non sarà stato rispettoso nei confronti della squadra, ma vivaddio è stato umano. Non dico giustificabile, ma quantomeno comprensibile.

Ma non per Gunther Steiner, che lo ha redarguito in diretta mondiale, sfiorando il confronto fisico. Ma stai sereno, Gunther!

E poi ci chiediamo perché i piloti non comunicano, perché sono impalpabili, perché sembrano tanti robottini, perché appaiono lontani anni luce dalla personalità dei piloti del passato.

Ecco perché. Perché nell’era della comunicazione, del web, del social network e -ahimè- dell’apparenza e del politicamente corretto, stanno perdendo il diritto di esternare le loro emozioni e quindi di essere sé stessi.

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