Controcorrente: Basta con il qualunquismo da quattro soldi

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Si stava meglio quando si stava peggio. Non ci sono più le mezze stagioni. E non ci sono più i piloti di una volta.

Di sicuro non ci sono più le gare di una volta. Vent’anni fa, si quella era ancora F1. Si correva sul bagnato, anzi nel diluvio. Mica come adesso, che con quattro gocce si parte dietro la safety car e al primo problema c’è la bandiera rossa.

E poi i piloti avevano le palle. Altra pasta rispetto ai fighetti di oggi.

Quante volte abbiamo sentito questa tiritera? Più o meno ogni volta che piove in F1. E chissà quante altre volte dovremo sopportarla!

Sarebbe facile aderire al populismo e al qualunquismo tanto di moda oggi, non solo in politica ma, a quanto pare, anche tra chi segue e scrive di F1.

Sarebbe facile, ma non mi va.

Intendiamoci: ritardi, sospensioni, fischi (meritatissimi, ci mancherebbe) del pubblico sugli spalti non fanno certo bene a questo sport, già ampiamente messo male di suo.
E sarebbe assurdo negare la figuraccia, l’ennesima, del circus iridato.

Ma anziché farsi contagiare dall’atteggiamento da bar dello sport, alla gente occorrerebbe spiegare o ricordare un paio di cose.

Prima di tutto, come scrivemmo dopo la scomparsa di Bianchi,questi ragazzi andrebbero rispettati sempre. Non solo con le vuote retoriche del giorno dopo e del senno del poi.

In macchina ci sono loro, cari leoni della tastiera. E domenica, come testimoniano anche l’immagine in alto e i video amatoriali che seguono, si è rischiato molto. Forse troppo.

Siamo andati a tanto cosi’ da un incidente stile Zanardi-Tagliani.

Si, dirà qualcuno, ma questo è lo sport dei motori. Motorsport is Dangerous, prendere o lasciare. Il rischio c’è sempre stato e ci sarà sempre.

D’accordissimo. Ma se domenica la gara è stata interrotta e ha vissuto di lunghi giri dietro la safety car, ci sono delle fondate ragioni.

Ragioni che niente hanno a che vedere con la bravura o il coraggio dei piloti in pista. Che hanno le palle quadrate e, qualora ce ne fosse bisogno, ce lo hanno ampiamente dimostrato dopo.

In primo luogo, nel malaugurato caso di un grave incidente, i professionisti del senno del poi avrebbero letteralmente crocefisso Whiting. Io, sinceramente, non invidio la sua posizione.

In secundis, oggettivamente c’era una situazione di pericolo. Non mi riferisco tanto alla visibilità (la situazione era, per cosi’ dire, fisiologica), quanto piuttosto all’ultimo settore, dove in tanti hanno perso il controllo.

E non venitemi a dire che gente come Alonso, Vettel, Raikkonen, Rosberg, Verstappen, Massa e Grosjean sono delle pippe.

Mi fa ridere Lauda, che ha liquidato l’incidente di Kimi come un semplice errore di traiettoria del finlandese. Ok, può anche essere, e tutti gli altri?

Scommetto che se a muro ci fosse andato Hamilton o Rosberg, il signor Lauda avrebbe chiesto la testa di Whiting.

Allora, anziché ricorrere al qualunquismo di cui sopra, bisognerebbe sottolineare a gran forza che queste gomme da bagnato sono ampiamente insufficienti.

Tanti piloti si sono lamentati. Non solo quelli che sono andati a sbattere.

Queste full wet lasciano a desiderare. Ed è inutile che Mario Isola della Pirelli se la prenda, asserendo in diretta tv che le macchine del passato andavano meno forte. Anche perché non è vero, basti pensare che quasi tutti i record risalgono al 2004.

Tra l’altro mi sarebbe piaciuto chiedere ad Isola: “se quest’anno ci sono questi problemi, cosa succederà l’anno prossimo con monoposto nettamente più performanti?”

Qui nessuno vuole gettare la croce addosso alla Pirelli. Per alcuni la Michelin sarebbe stata la panacea dei mali della F1. A giudicare dal mezzo disastro che hanno combinato in MotoGP ne dubito.

Questo per dire che non sempre italiano è peggio, come sembra pensare qualche integralista dell’esterofilia.

Ma è innegabile che i test per le gomme da pioggia sono troppo pochi e non serve a niente farli ad agosto su piste bagnate artificialmente, come accaduto la scorsa estate.

E’ stato notato il paradosso per cui in condizioni di aderenza precaria molti piloti, a volte gli stessi che invocavano una sospensione della gara, passavano alle intermedie.

Posto che chi è dietro e non ha niente da perdere ovviamente azzarda strategie alternative, l’apparente controsenso del passaggio alle intermedie tradisce forse la bocciatura delle full wet.

Tanto non drenano comunque a sufficienza, avrà pensato qualcuno, tanto vale azzardare le intermedie, che in una certa fase della gara davano un vantaggio nel primo e nel secondo settore.

Ma perché cosi poca differenza tra full wet e intermedie?

E’ nato prima l’uovo o la gallina? Nel senso, quando c’è tanta acqua non si corre E QUINDI per Pirelli non ha senso sviluppare una vera gomma da bagnato estremo, oppure sul bagnato non si corre PERCHE’ la Pirelli non è in grado di fornire gomme adeguate?

In ogni caso, per rispondere ai “nostalgici”, vent’anni fa i test per le gomme c’erano eccome, magari c’erano anche più fornitori, con uno sviluppo molto più intenso di quello che c’è oggi. E magari anche per questo si poteva correre in condizioni peggiori.

Ma aldilà del problema gomme, l’altra questione fondamentale è quella del parco chiuso. Queste macchine sembrano inguidabili sul bagnato (e quindi le gare bagnate si sospendono o le conduce Mayländer) anche e soprattutto perché non è possibile intervenire su altezze e assetti meccanici e aerodinamici.

Cosa che invece vent’anni fa si poteva ampiamente fare.

P.S: Dalla parte dei “qualunquisti”, domenica scorsa ho visto molto attivo Damon Hill, che su twitter ricordava gare epiche come Suzuka 94, Spa 98 o proprio Interlagos 96.

Ecco, poiché con il tempo le cose si tendono a dimenticare, quando sento dire: “Noi ai nostri tempi..” oppure “Lasciateli correre e poi vediamo…”, io ricordo sommessamente e con il massimo rispetto al signor Hill che negli ultimi giri in quella mitica Spa 98 con minacce mica tanto velate invocava via radio un ordine di scuderia che congelasse le posizioni e impedisse al compagno di squadra Ralf Schumacher di attaccarlo. Cosi’, tanto per dire.

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