Mal di pancia in salsa malese

Chissà se in malese c’è un’espressione simile o un modo di dire capace di rendere l’idea. Da noi quando un calciatore (o il suo procuratore per lui) esprime un “disagio”, perché poco o male utilizzato, oppure perché in cerca di un ingaggio più importante, si dice in gergo che ha “mal di pancia”.

L’espressione ha preso sempre più piede e viene ormai utilizzata comunemente anche al di fuori dell’ambito calcistico.

Spesso il veicolo attraverso il quale viene lanciato il messaggio di “malessere” è un’intervista oppure un post su un social network.

La notizia fa sensazione e, gioco delle parti, capita di frequente che l’interessato smentisca in tutto in parte l’intervista o cancelli il post, dando l’impressione di fare marcia indietro.

Intanto, però, il messaggio è stato divulgato e chi doveva capire ha capito.

Cosi’ succede che i responsabili del Circuito Internazionale di Sepang derubrichino a semplice “equivoco” la volontà di non ospitare più la F1 o comunque di non rinnovare il contratto in scadenza nel 2018.

Ma nel frattempo siti, mass media e social network hanno dato eco mondiale (spesso in maniera acritica, limitandosi ad un semplice copia/incolla) alle parole di Datuk Ahmad Razlan Ahmad Razali, amministratore delegato del circuito di Sepang, e di Khairy Jamaluddin, Ministro malese dello Sport e della Gioventù.

Il primo ha dichiarato che: “Forse la Malesia farebbe bene a prendersi una pausa. Penso che il prodotto offerto dalla Formula 1 attuale non sia più divertente perchè è uno sport dominato da una sola squadra.”

Il secondo è andato pure oltre, invitando il suo governo ad interrompere i finanziamenti verso il GP di F1. “Penso che dovremmo smettere di ospitare la Formula 1” ha twittato Jamaluddin “I costi sono troppo alti e i ritorni davvero limitati. Molto meglio la MotoGp che fa il pieno di spettatori e dove gareggiano piloti malesi in Moto2 e Moto3”.

Ormai il Gran Premio della Malesia è un “nuovo classico” della F1: in calendario ininterrottamente dal 1999, è entrato nell’immaginario collettivo degli appassionati, degno teatro (forse la pista meglio riuscita di Tilke) di tanti momenti clou della F1 degli ultimi 20 anni.

Nessun circuito entrato dopo è riuscito a fare altrettanto. Alcuni sono spariti in un battito di ciglia, altri, seppure ancora in calendario, sono molto più scialbi (i famosi Tilkodromi).

Ai malesi è stato chiesto uno sforzo economico. Riasfaltatura, sistemazione del banking di alcune curve per favorire il drenaggio, nuovo disegno dell’ultima curva.

Se i prime due interventi hanno un senso, dell’ultimo se ne poteva fare sinceramente a meno.

In cambio gli organizzatori hanno visto ridursi ancora di più l’affluenza di pubblico per il Gran Premio di F1, che nel 2016 ha toccato il minimo storico con il 40% di biglietti invenduti.

Certo il Gp è stato spostato in calendario verso fine stagione (forse non la mossa più furba) e sicuramente la concorrenza delle altre gare asiatiche si fa sentire (Singapore in particolare).

Ma il dominio di una sola squadra di cui parla l’ad della pista non è una ragione sufficiente.

La F1 storicamente ha vissuto di cicli vincenti in cui squadre hanno dominato.

E poi nel dominio Mercedes c’è il contributo prezioso della Petronas, che è azienda di stato proprio della Malesia (in questo senso non proprio scaltrissimi l’ad e il Ministro!!!).

Ma se una MotoGP con il mondiale già ampiamente deciso tira più di una F1 che il titolo lo deve ancora assegnare…beh allora la F1 ha tanto su cui riflettere.

E non parlo solo di regolamenti cervellotici e penalizzazioni assurde.

Qui bisogna ripartire dall’ ABC. Bisogna ridare alla gente la possibilità di guardarla la F1, anche dal vivo.

Stessa tribuna, la K1 di Sepang. Nel 2016 il biglietto per la F1 costava 153.86 euro, quello per la MotoGP 25.64 euro. Sei volte in meno!!!!

Discorso simile per la tribuna F. Biglietto per la F1 65.27 euro, biglietto per la MotoGP 18.65 euro.

Per la MotoGP con 90 euro si acquista il pacchetto Ducati (in onore dei 90 anni della Casa italiana).

Il pacchetto comprende: incontro con i piloti Ducati per gli autografi, ingresso in tribuna centrale per tutto il week end, gadgets Ducati in regalo (T-shirt e cappellino), parcheggio riservato e pranzo la domenica.

Per la F1 per la tribuna centrale occorrevano 412 euro. Quasi cinque volte tanto!!!

E quindi con queste premesse, spettacolarità a parte, è chiaro che la MotoGp fa sold out e la F1 vende solo il 60% dei biglietti disponibili.

E, si badi, gli organizzatori sono “costretti” a gonfiare i prezzi per la F1, perché in qualche modo devono pur cercare di rientrare del salatissimo gettone che pagano per ospitare il Gran Premio.

L’intervista dei malesi sembra parte di una strategia. In un momento in cui la F1 vive una fase di passaggio con l’ingresso di Liberty Media, i malesi battono i pugni sul tavolo.

Il contratto scade nel 2018, ci piacerebbe rinnovarlo ma alle nostre condizioni. Paghiamo troppo, nel nuovo contratto si deve riconoscere che nuovi Gp ad oriente ci portano via spettatori, non chiedeteci più investimenti che poi si rivelano inutili, ragioniamo bene sul calendario.

E in questa trattativa i malesi hanno il potere contrattuale che deriva loro dalla storia del Gran Premio (tanto che abbiamo parlato di “nuovo classico”) e dal fatto di non dover rinnovare a tutti i costi, visto che alternative concrete ne hanno già (ospitano la MotoGP).

Solo che dall’altra parte c’è Ecclestone, che non è certo uno che si fa mettere all’angolo e non ci pensa due volte a segare nazioni ospitanti (a proposito, dopo le tante chiacchere di Monza, a quando la firma, signor Presidente Sticchi Damiani?).

La novità, però, mi piace. Finalmente qualcuno che cerca di imporsi e che fa presente a chi di dovere che la corda a furia di tirarla si spezza.

Magari alla fine si accorderanno. Magari alla fine è solo una strategia per tirare sul prezzo.

Ma l’idea che qualcuno, volontariamente e convintamente, dica: “Cara F1, di te possiamo fare pure a meno” mi solletica assai.

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