La rana e lo scorpione

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Uno scorpione doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce dolce e suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda.” La rana gli rispose: “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!” “E per quale motivo dovrei farlo?”- incalzò lo scorpione – “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!”

La rana stette un attimo a pensare, e convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua.

A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “E’ la mia natura”.

Domenica Alonso e Marquez mi hanno ricordato lo scorpione della famosa favola.

Hai voglia a dire che Marquez quest’anno aveva cambiato approccio, si era tranquillizzato, aveva imparato a ragionare di più, adottando una visione più strategica avendo sempre in mente l’obiettivo superiore del mondiale.

A Silverstone Marc ha smentito tutti, ingarellandosi in un confronto senza esclusione di colpi con Rossi e Crutchlow, rischiando di stendersi e/o di stendere l’avversario di turno e arrivando poi all’errore che gli è costato il podio.

Lo spagnolo poteva starsene buono buono alle spalle di Rossi ma ha voluto passarlo con forza e decisione, non solo e non tanto per i tre punti che separano il terzo dal quarto ma soprattutto per infliggere all’avversario un colpo psicologico in ottica mondiale.

Superato (e staccato) Rossi, ancora una volta Marquez avrebbe potuto stare calmino alle spalle di Crutchlow, ma, punto nell’orgoglio di essere (di nuovo) alle spalle dell’Honda “privata” (o comunque gestita da un team privato) dell’inglese, lo ha attaccato prendendosi non pochi rischi.

Che dire poi di Alonso….Fernando ce la mette tutta a mostrarsi positivo e ottimista, a restare calmo e propositivo nel grigiore di una McLaren che (per storia, blasone e budget) non può certo accontentarsi di segnali di ripresa poco più che timidi.

Ma Alonso è uno che vuole vincere, un leone (in gabbia) nutrito con menu vegano. E quando domenica, con lo spagnolo già abbondantemente fuori dai punti, il suo ingegnere ha cercato di motivarlo prospettandogli la possibilità di riprendere almeno Grosjean che (forse) avrebbe sofferto il degrado gomme….beh allora al diavolo il buonismo di facciata, al diavolo il politically correct: Fernando è scoppiato a ridere via radio.

Qualcuno potrà dire che lo spagnolo non cambierà mai e non supererà mai quei limiti caratteriali che probabilmente gli hanno impedito di vincere quanto avrebbe meritato, qualcuno potrà affermare che alla McLaren serve un team player e Alonso non è l’uomo giusto.

Forse costoro hanno ragione, ma in questa F1 ingessata dove non si può dire più niente ben vengano personalità forti come quella dell’asturiano.

E ben venga la fame di Marquez e la sua voglia di non accontentarsi mai. Almeno io li preferisco cosi’.

Fedeli a se stessi, perfino a costo dell’autolesionismo come lo scorpione, ma, vivaddio, se stessi.

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