Diciamo(ci) le cose come stanno

E’ appena la terza gara e il campionato è lungo. Il più lungo della storia della F1. E in F1, lo sappiamo, mai dare nulla per scontato.

Intanto, però, qualche idea ce la siamo già fatta e, lungi da noi voler emettere sentenze definitive, ma dobbiamo dire che il bicchiere Ferrari appare mezzo vuoto.

A differenza di (tele)imbonitori vari non abbiamo niente da vendere e possiamo analizzare questo avvio di mondiale in maniera più distaccata.

Ma prima un passo indietro. A fine 2014, dopo un’annata disastrosa, a Maranello si cambia tutto.

Via presidente, progettista, team principal, pilota di riferimento…solo per citare le figure più rilevanti. E pochi mesi prima era saltato un altro team principal e il responsabile del reparto power unit.

Entusiasmo tanto, voglia di fare molta, rispetto e considerazione per i “rottamati” davvero scarse.

Nel 2015 bisognava ricostruire e rilanciarsi e lo si è fatto bene.

Nel 2016 l’imperativo categorico è (era?) lottare per i mondiali. Entusiasmo tanto, voglia di fare molta, proclami presidenziali (“in Australia vogliamo essere la squadra da battere” e via dicendo) a go go, risultati (finora) deludenti.

I numeri ci dicono che la Ferrari finora ha fatto perfino peggio rispetto allo stesso periodo del 2015.

Nessuna prima fila (quella che Marchionne voleva già a Melbourne) contro una dello scorso anno, nessuna vittoria contro una del 2015, due ritiri contro uno, meno punti (61 contro 79), maggiore distacco dalla vetta del mondiale piloti (42 punti quest’anno, appena 13 nel 2015), maggiore distacco dalla vetta del mondiale costruttori (53 lunghezze contro le 40 dello scorso anno).

Mai le rosse sono state una vera minaccia per le Mercedes in qualifica (ma non era la sospensione pull rod il problema?), in gara le cose sono andate meglio, ma giusto per smontare la leggenda metropolitana relativa alla “sfortuna” della bandiera rossa di Melbourne, per onestà intellettuale bisognerebbe ammettere che prima e dopo la neutralizzazione Vettel non era riuscito a distanziare in maniera decisa la Mercedes di Rosberg nonostante il vantaggio di mescola.

L’affidabilità è risultata finora un limite evidente, con due rotture che hanno causato non solo la perdita di punti, ma pure la necessità per Vettel di passare già alla seconda power unit,con tutte le conseguenze che ciò potrà comportare nel prosieguo del campionato.

“Quando saremo noi a poter scegliere le gomme vedrete….”. Finora, caro Arrivabene, di cambiamenti apprezzabili non ne abbiamo visti. Né in qualifica, dove la Ferrari fatica ad esprimersi al massimo anche potendo scegliere gomme più morbide, né in gara, dove fino a questo momento la Ferrari non sembra avere un vantaggio sulla Mercedes per quanto riguarda la gestione (e quindi sulla durata) delle gomme (come pure si era ampiamente strombazzato).

E già che ci siamo converebbe smontare pure il mantra tanto caro ai teleimbonitori di cui sopra: ma da quando in qua tornare indietro a soluzioni convenzionali significa fare una “rivoluzione”? Macchè rivoluzione! Restaurazione semmai….

La realtà di questo scorcio di mondiale ci dice che, per rientrare su Rosberg, Vettel dovrebbe infilare quattro vittorie consecutive con Nico sempre terzo.

Cosa che in questo momento appare abbastanza imbrobabile visto che non se ne vedono le premesse dal punto di vista tecnico.

Arriveranno piste diverse, temperature diverse, conterà molto lo sviluppo del telaio e della power unit, ma intanto in Mercedes hanno messo tanto fieno in cascina.

E se già parti in condizioni di inferiorità tecnica questo è un vantaggio che non puoi concedere agli avversari. Al contrario dovresti massimizzare ogni occasione, segnare “di rapina”, in attesa di tempi migliori (che secondo i teleimbonitori, sempre loro!, arriveranno più avanti perché, di questo sono sicuri, in Ferrari ci sono già in programma importanti e decisivi sviluppi, mentre in Mercedes dormono).

Massimizzare ogni occasione, segnare di rapina, cioè proprio quello che riusciva spesso e volentieri ai “rottamati” che il revisionismo post 2014 ha portato a demonizzare dopo anni di lecchinismo servile (vero Turrini?).

P.S.: “Being a racing driver means you are racing with other people and if you no longer go for a gap that exists you are no longer a racing driver because we are competing.” Ayrton Senna. Kvyat è un pilota, capito Seb?

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One thought on “Diciamo(ci) le cose come stanno

  1. Bella analisi di questo primo scorcio di stagione, anche se, lungi dall’accostarmi ai teleimbonitori Mazzoni, Capelli e altri strilloni simili, sono stranamente fiducioso per il prosieguo dell’anno della Ferrari. E non lo dico da classico italiano=ferrarista=la Ferrari è la migliore le altre fanno schifo. Lo penso perchè oltre ad essere un problema delle Rosse, anche le Mercedes iniziano ad avere qualche problemino, e il fatto che avvengano sulla macchina della prima guida e non su quella della vittima sacrificale fa riflettere. Inoltre, nonostante la mia enorme stima per Rosberg, non so per quanto potrà rimanere ancorato alla vetta della classifica (nonostante io ci speri tantissimo) prima che Hamilton rimonti. Credo infatti che la “gara” vada fatta più su Hamilton o alla peggio sulla coppia di piloti più che su Rosberg. Detto questo condivido molte delle tue riflessioni, complimenti!

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