Controcorrente: #iostoconMaldonado

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Premessa: niente contro Kevin Magnussen, pilota promettente che merita sicuramente una seconda chance in F1 dopo la fine troppo prematura dell’avventura in McLaren.

No, qui vogliamo solo spezzare una lancia a favore di Pastor Maldonado. Il venezuelano, dopo 5 stagioni, ha perso il posto in F1 (a meno di accordi dell’ultima ora con Manor, unica scuderia con sedili ancora liberi).

Le difficoltà economico-politiche della PDVSA, munifico e “storico” sponsor di Maldonado, hanno spinto Renault ad appiedare Pastor in favore di Magnussen Jr.

Per carità, non vogliamo sindacare la scelta: magari il giovane danese si rivela davvero un fenomeno.

Ma non ci vanno giù le facili ironie e le etichette che da sempre hanno accompagnato Maldonado.

Certo il venezuelano ne ha combinate di cotte e di crude, sin dal 2005 quando in World Series Renault ignorò le bandiere gialle a Montecarlo investendo un commissario di pista.

E anche dopo, non è che Pastor si sia molto calmato. Anzi contatti ed incidenti non sono certo mancati (le famose “Maldonadate”), tanto che il venezuelano è -lo dicono le statistiche- il pilota più sanzionato in F1 da quando è stata introdotta la patente a punti.

E poi Maldonado sconta anche l’antipatia che tante volte accompagna i piloti paganti, quel fastidio col quale tante volte si guarda il “raccomandato di turno”.

In effetti il suo esordio in F1 coincise con l’appiedamento di Hulkenberg per ragioni puramente economiche (leggi petrodollari).

Ma, attenzione, derubricare il venezuelano a pilota con la valigia, perdippiù falloso e scorretto, sarebbe un errore.

Primo, perché Pastor è un pilota veloce. Commette tanti errori, nessuno lo mette in dubbio, ma il piede c’è.

Secondo, perché, sponsor a parte, Maldonado in F1 ci è arrivato anche grazie ai risultati, visto che ha vinto la Formula Renault 2.0 e la Gp2. In verità in pista ha vinto anche la World Series by Renault, ma il titolo gli fu tolto per una squalifica -discussa e discutibile-.

Terzo, perché con il suo budget ha comunque garantito la sopravvivenza a Williams prima e Lotus poi, in tempi non certo facili (con annesse centinaia di posti di lavoro).

Quarto, perché lui un Gran Premio lo ha vinto, tra l’altro con una Williams non certo superiore rispetto a quella in rinascita vista nelle due ultime stagioni. Piloti di prospettiva o sulla rampa di lancio, per non parlare di (presunti) top driver non possono dire altrettanto. Bottas, Grosjean, Hulkenberg, Perez…solo per citarne alcuni.

Quinto, perché appare davvero ingiusta la definizione di “peggiore della F1” recentemente appioppatagli da Webber. Si, Webber: uno che ha vinto il primo campionato della sua carriera automobilistica a 39 anni!

Sesto, perché in una F1 ingessata e soffocante, dove il minimo contatto deve essere punito con la fustigazione in piazza, Maldonado era una ventata di “follia” ed agonismo che faceva tanto old style.

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