E dai Mansell, non diciamo sciocchezze! (Che poi la gente ci crede…)

Datemi la Mercedes e un po’ di tempo per rimettermi in forma. Avvicino i tempi di Hamilton, anzi faccio gli stessi crono, almeno per qualche giro. E comunque arrivo sicuro a podio. Firmato Nigel Mansell, campione del mondo 1992 e…62 anni suonati.

Per carità, massimo rispetto per quello che ha fatto il Leone inglese nella sua carriera, ma come ha fatto il giornalista che lo intervistava a mantenersi serio di fronte ad una simile boutade?

Forse al buon Nigel converrebbe ricordare il precedente di Niki Lauda.

Siamo nel 2002 e l’austriaco, allora 52enne, dirige la Jaguar e decide di rimettersi al volante per un test in quel di Valencia.

Solo poco tempo prima il tre volte campione del mondo, con una delle sue solite esternazioni pepate, ha dichiarato che, con tutti gli aiuti elettronici che facilitano la vita dei piloti, anche una scimmia sarebbe in grado di guidare una F1.

Bene, anzi male. Due testacoda nei primi tre giri e miglior crono a 15-secondi-15 da De la Rosa.

E vabbè, direte voi, Lauda aveva 52 anni e non guidava una F1 da 16. E poi il suo non era neanche un vero test.

Ok, allora prendiamo Hakkinen. A fine 2006 Mika, due volte campione del mondo, ha 38 anni, è a digiuno di F1 da 5, ma già l’anno prima è tornato in attività nel Dtm.

Il finlandese prova la McLaren a Barcellona in una sessione ufficiale di test, colleziona ben 77 giri, ma è ultimo nella classifica dei tempi a 3 secondi da Badoer e, a parità di macchina, accusa 2 secondi abbondanti da Hamilton, che all’epoca in F1 non ci aveva ancora debuttato.

E come non ricordare la seconda carriera di Schumacher? Lasciata la F1 nel 2006 con una delle sue gare più belle in assoluto (la furiosa quanto inutile rimonta di Interlagos), dopo 3 anni di assenza torna ormai 41enne, con pochi acuti (podio di Valencia, pole di Montecarlo vanificata dalla penalizzazione in griglia) e un confronto nettamente perso con Rosberg.

Morale della favola? Puoi anche chiamarti Mansell, Lauda, Hakkinen o Schumacher, ma non c’è niente da fare: gli anni passano per tutti, anche per i fuoriclasse.

Forse Mansell parla sulla scorta della sua esperienza in Williams nel 1994, quando, chiamato a sostituire Senna (e Coulthard), riusci’ a strappare pole e vittoria in Australia.

Tutto vero, ma le circostanze di quel successo furono particolari, un successo giunto alla quarta gara in quel 1994 per un Mansell che, comunque, aveva 21 anni in meno di adesso, era in piena attività visto che correva in IndyCar e in ogni caso aveva avuto bisogno di un paio di gare per adattarsi alla Williams.

In più il suo riferimento non era Hamilton, ma Hill. E non è proprio la stessa cosa.

Oggi cosa potrebbe fare Mansell? Innanzitutto, riuscirebbe ad entrare in macchina? Già nel 1995 aveva problemi con la McLaren, figuriamoci oggi!

Ammesso e non concesso che ci riuscisse, sarebbe in grado di girare? Certamente, ma una cosa è “andare a spasso”, ben altra è spingere davvero. Perfino in un giro secco.

Il podio? Ma dai, è una sciocchezza! A Suzuka il sesto (attenzione il sesto, non il terzo), Hulkenberg, ha preso dal vincitore Hamilton 55 secondi in 53 giri (circa un secondo a giro): come si può solo pensare che un 62enne, per quanto ex campione del mondo e a bordo della macchina migliore, possa prendere meno di un secondo al giro sul passo gara a parità di macchina con Lewis?

Con le sue dichiarazioni, prese sul serio e riportate senza spirito critico dal copia/incolla classico dei siti/blog/social network, Mansell sfocia nel qualunquismo tanto di moda oggi, specie tra ex piloti riciclatisi opinionisti, e che tanti danni causa inculcando false convinzioni nello spettatore medio.

La F1 è facile, molto più facile di quando correvo e vincevo io, cosi facile che ci può correre chiunque, perfino uno di 17 anni, talmente facile e sicura che finanche io oggi potrei salire e andare forte.

Io, però, non ricordo Jackie Stewart (faccio un nome a caso) nel 1992 ridicolizzare in questo modo il Mansell che dominava quel mondiale. Eppure quella F1 era molto più sicura di quella di Stewart e le monoposto avevano già all’epoca (specie la Williams) aiuti e sofisticazioni che Stewart ai suoi tempi neanche poteva sognare.

Forse perché ogni epoca ha le sue prerogative e le sue difficoltà e il confronto non solo non è opportuno, ma non ha neanche senso.

Forse sarebbe meglio spiegare al grande pubblico che la guida di una F1 non è meglio o peggio di ieri, solo diversa.

E che è difficile anche oggi, non foss’altro perché gli ultimi decimi sono quelli più difficili in assoluto da togliere e sono pure quelli che fanno la differenza tra vincere e perdere o tra chi è un campione e chi non lo è.

P.S.: Mansell di tanto in tanto è chiamato a svolgere il ruolo di commissario aggiunto ai gran premi. E’ con questo spirito che giudica questi ragazzi? Questa è la considerazione e la stima che ha nei confronti di quello che fanno in pista?

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