Alguersuari, la F1 e…Enzo Ferrari

Premessa. Massimo rispetto per la scelta di Alguersuari: se il ragazzo ne ha abbastanza delle corse fa bene a lasciare. In pista non si scherza e se viene a mancare la giusta predisposizione psicofisica è giusto fare un passo indietro. Di più, Jaime ha mostrato coraggio dicendo basta.

Da appassionato, però, non mi sono piaciute le sue dichiarazioni all’annuncio del ritiro e il modo in cui queste sono state riprese ed interpretate.

Leggendo blog, forum e siti vari si aveva la sensazione di trovarsi di fronte all’ennesima “vittima” del “mostro” F1. L’ennesimo talento illuso/deluso/fagocitato dal sistema della massima formula.

Si chiaro, quando un pilota lascia a 25 anni è triste e bisogna farsi delle domande.

Nessuno qui vuole minimizzare o nascondere le colpe dei meccanismi (spesso crudeli e anti-meritocratici) della F1, né vogliamo sottovalutare l’impatto emotivo che l’uscita dal circus iridato ha avuto su un ragazzo cosi giovane (“Quello che mi è accaduto in F1 mi ha profondamente segnato”, le parole di Jaime).

E neanche vogliamo tacere il fatto che il licenziamento da parte del gruppo Red Bull è stato visto da più di qualcuno come conseguenza dello “sgarbo” di Alguersuari, reo di aver ostacolato Vettel nelle libere di Corea 2011 (con tanto di cazziatone in mondovisione di Helmut Marko al giovane spagnolo).

Ma, a ben vedere, qui la questione è molto più articolata.

Innanzitutto il sistema che lo ha messo alla porta è esattamente lo stesso che lo aveva promosso in F1. Né più né meno.

Il ragazzo, seppur promettente, ha avuto alle spalle un papà ex-pilota e promoter di campionati (Rpm, organizzatrice anche della World Series by Renault), un gruppo importante come Red Bull e sponsor che lo hanno supportato nelle categorie minori e portato in F1.

Detto senza retorica: altri ragazzi, anche più talentuosi, non hanno avuto queste opportunità.

Quando ha esordito in F1 (con zero kilometri di test) Jaime aveva solo 19 anni (record prima di Verstappen). A fargli posto fu Bourdais, pilota con risultati e curriculum di spessore che non ha avuto altre chance in F1. Mors tua, vita mea: la F1 è cosi, non lo aveva capito Alguersuari?

Tra l’altro il giovane spagnolo correva proprio in World Series Renault, con risultati buoni ma niente affatto strabilianti: ottavo in campionato e in classifica dietro al compagno di squadra Turvey (a proposito di piloti che non hanno avuto le sue opportunità).

Il suo approdo in Toro Rosso fu strettamente collegato all’accordo di sponsorizzazione con Cepsa, compagnia petrolifera spagnola.

Nella sua esperienza in F1 Jaime non ha demeritato, anzi probabilmente ha perso il sedile proprio mentre si preparava a raccogliere i frutti della maturazione avvenuta nelle stagioni precedenti.

Ma, lo sappiamo, in Red Bull funziona cosi: il meccanismo è spietato, spesso legato a valutazioni umorali di Marko e compagnia, ma i risultati (Vettel e Ricciardo su tutti) sono dalla loro parte e in fondo sono gli unici a mettere davvero in macchina i loro giovani e quindi eventuali errori di valutazione sono ampiamente bilanciati dal coraggio che dimostrano proseguendo con questa politica.

Perso il sedile, Jaime ha cercato di rimanere aggrappato al treno F1 come tester Pirelli e commentatore tecnico.

Quest’anno la Formula E con una stagione senza acuti e finita anzitempo con la superlicenza ritirata dopo lo svenimento a Mosca in attesa di accertamenti medici che, giura Alguersuari, non hanno evidenziato problemi.

Eppure l’annuncio del ritiro e il suo j’accuse alla F1.

Ora, la F1 è un mondo tutt’altro che perfetto tanto che non basterebbero mille pagine per riassumere tutti i suoi problemi, ma cosi le si attribuiscono colpe che, francamente, non ha.

Alguersuari non è l’unico ad aver perso il posto in F1: altri si sono rimboccati le maniche ripartendo daccapo, rilanciandosi e meritando in pista il ritorno nella massima formula (Grosjean, scaricato dalla Renault, riparti’ dall’Auto Gp).

Ma poi, cosa molto più importante, dove stà scritto che il motorsport è solo F1?

Deluso dal circus iridato, Alguersuari poteva comunque provare a costruirsi una carriera da professionista altrove, con la possibilità di scrivere il suo nome nella storia delle corse. Le Mans, Indianapolis e chi più ne ha più ne metta.

Troppo facile prendersela sempre con la F1. Ormai è diventato un alibi troppo comodo.

Del resto lo stesso Alguersuari ha successivamente precisato: “Ho deciso di smettere perché è il momento per un cambiamento. Lo svenimento è un fattore, ma non è l’unico. Penso che sia arrivato il momento di fare qualcosa che amo e che non è l’automobilismo. Non so cosa succederà prossimamente, ma io farò musica (proseguendo la carriera da DJ iniziata da qualche anno, n.d.r)”.

E allora forse non aveva torto Enzo Ferrari quando in “Piloti, che gente..” scriveva: “Esistono due specie di piloti, quelli che corrono per passione e quelli che corrono per ambizione. I primi finiscono in due modi: o incontrano il sacrificio supremo o continuano a correre sinchè non vengono loro i capelli bianchi. Gli altri smettono ai primi insuccessi o a primi successi.”

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One thought on “Alguersuari, la F1 e…Enzo Ferrari

  1. Grande peppe, numero 1…Questo bisognava dire…Aldilà dei problemi fisici che potrebbe avere boh, poteva fare l’onesto professionista in tantissime categorie se avesse voluto…E’ che figure come Walter Meloni o Gianni Giudici mancano sempre di più all’automobilismo odierno.

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