Il Motorsport alle Olimpiadi? I pro e i contro…

E’ un argomento che di tanto in tanto torna in voga, affascinante quanto problematico: gli sport motoristici alle Olimpiadi. Oggi FoxSports rilancia il tema, individuando in Lars Osterlind, uomo FIA di lungo corso, il deus ex machina dell’operazione che vorrebbe portare le monoposto di Formula E ai Giochi Olimpici.

In attesa di capire se il progetto (per ora, a dir la verità, decisamente prematuro) andrà in porto, vi riportiamo un pezzo che l’amico Riccardo Turcato ed io avevamo scritto e pubblicato 3 anni fa (ma ancora oggi estremamente attuale) nel quale analizzavamo i pro e i contro e ci lanciavamo in una nostra proposta. Buona Lettura!

28 luglio 2012: MOTORSPORT ALLE OLIMPIADI? SERVE UN IDEA…ECCOLA?

E’ un discorso che ritorna ad ogni olimpiade….siccome noi a Pechino non c’eravamo…lo riproponiamo ora. Il motorsport alle olimpiadi, si o no? Occhio, non F1, ma motorsport. Non è un argomento facile da trattare perchè ci pone dinanzi a molteplici aspetti, sia positivi che negativi. Noi ci abbiamo pensato e abbiamo raccolto un po’ le idee cercando di capire come si potrebbe portare ai giochi olimpici lo sport a 4 ruote. Ecco una carrellata di pro e contro e la nostra conclusione, che sinceramente non abbiamo mai sentito presa in considerazione in questi anni.

PRO:
1)Il motorsport rappresenta una realtà importantissima nell’ambito generale dello sport, una realtà variegata, dinamica, ma soprattutto in continua espansione. A livello di seguito popolare gli sport del motore (globalmente considerati) si pongono a livelli di eccellenza assoluta: la prova ci viene da alcuni indicatori (ascolti tv, merchandising, investimenti degli sponsor e dei costruttori) che, tenuto conto del difficile contesto economico-sociale, ci suggeriscono che ci troviamo di fronte ad uno degli sport più seguiti al mondo (con le dovute distinzioni in base alle categorie e alle diverse realtà nazionali).
2)La recente penetrazione in nuove realtà (Cina, India, paesi arabi) ha allargato e continuerà ad allargare il bacino d’utenza del motorsport sia in termini di praticanti (a tutti i livelli, dal dilettantismo al professionismo), sia in termini di strutture, sia in termini di appassionati e (tele)spettatori.
3) Gli sport del motore rappresentano un caso unico o comunque rarissimo: si tratta di sport “misto” dove non esiste una categoria riservata agli uomini e quella riservata alle donne. Uomini e donne possono confrontarsi insieme in gara. Ammettere il motorsport alle Olimpiadi significherebbe abbattere una barriera socio-culturale prima ancora che sportiva dopo che finalmente in questa olimpiade (Londra 2012,ndr), tutte le nazioni in gara hanno almeno un elemento femminile.

CONTRO: possibili problematiche e punti interrogativi.

1) Negli sport motoristici il mezzo meccanico rivesto un ruolo importantissimo, talvolta addirittura preponderante. Per aderire allo spirito olimpico si dovrebbe eliminare (o comunque fortemente attenuare) questa variabile, in altre parole i partecipanti dovrebbero essere per quanto possibile equamente equipaggiati. In sostanza si dovrebbe optare per la formula del monomarca.
Tralasciando il fatto che anche nei monomarca insorgono talvolta polemiche circa l’effettiva uniformità delle forniture, si porrebbe l’ulteriore problema di come scegliere il (i) fornitore (fornitori).
2) Gli sport motoristici sono molto costosi: bisogna preventivare le spese relative al mezzo meccanico, ai materiali di consumo e di ricambio, al personale di supporto (ingegneri, meccanici…) e cosi’ via. Si pone il problema di chi debba accollarsi queste spese (gli organizzatori? le federazioni dei singoli paesi? Il Comitato Olimpico? Gli Sponsor? I fornitori o i costruttori?).
3) Parlando di “sport motoristici” utilizziamo il plurale proprio perché le discipline e le categorie sono molteplici e molto diverse tra loro, tanto che in taluni casi l’unico comune denominatore è proprio la presenza di un motore.
Allora quante e quali discipline ammettere? Una prima grande differenziazione sarebbe tra due e quattro ruote, ma anche all’interno di queste due “macro-categorie” si porrebbero ulteriori problemi. Pensiamo solo per un attimo alle quattro ruote: abbiamo competizioni su pista e non su pista, in quelle su piste abbiamo quelle sprint e quelle di durata, quelle su ovali e quelli su stradali, quelle a ruote scoperte e quelle a ruote coperte e via dicendo.
Si potrebbe fare tipo la corsa dei campioni in cui piloti di diverse discipline si sfidano a bordo di mezzi diversi, ma tutto sommato questo sarebbe più simile ad uno show che ad una competizione vera e propria.
4) L’ammissione degli sport motoristici alle Olimpiadi determinerebbe la richiesta di un costo aggiuntivo al paese (città) organizzatore in termini economici e logistici.
E’ pacifico infatti che il potenziale paese organizzatore dovrebbe avere (o comunque costruire) tutte le strutture necessarie ad ospitare le gare motoristiche. L’impegno accrescerebbe ovviamente all’aumentare del numero e della diversità delle discipline motoristiche ammesse.
5) Chi ammettere a partecipare? Lo spirito olimpico privilegia criteri di ammissione che consentano la partecipazione del più alto numero possibile di paesi rappresentati. Ne deriva che spesso vediamo gareggiare atleti di livello assai mediocre, la cui partecipazione all’olimpiade è giustificata più da motivi ideali che da ragioni di merito sportivo. Ma il rischio intimamente connesso agli sport della velocità dovrebbe suggerire criteri diversi di selezione per evitare “chicane mobili” pericolose per sé stesse e per gli altri. Un’altra problematica è legata alla natura dei piloti da poter ammettere:
Consentire o meno la partecipazione ai “professionisti”? (Nel basket, ad esempio, furono prima esclusi, poi ammessi). Stabilire dei limiti massimi di età? (Come avviene per esempio nel calcio con gli under21).
Ammettendo i professionisti senza limiti massimi di età si determinerebbe in primo luogo il problema di organizzare il calendario dei campionati e quello dei giochi olimpici in modo da evitare sovrapposizioni e contemporaneità. In secondo luogo si porrebbero eventualmente problemi contrattuali ed assicurativi: Per esempio Mercedes consentirebbe a Rosberg di partecipare con il rischio che il pilota si faccia male? Oppure gli consentirebbe di partecipare in caso la gara si svolgesse a bordo di vetture monomarca motorizzate, poniamo, BMW?
6) come risolvere la questione delle squadre? Nel defunto campionato di A1Gp, monomarca in cui correvano piloti con i colori della propria nazionale, capitava, ad esempio, che l’organizzazione francese Dams, oltre a schierare la macchina della Francia, curasse anche la vettura della Svizzera e del Messico. Consentire una situazione del genere (dove ci potrebbero essere distorsioni dovute al vantaggio di incrociare dati di più vetture o a giochi di squadra “trasversali”) oppure imporre che ogni federazione nazionale schieri la sua squadra senza appoggiarsi ad altre?
6)La grande popolarità degli sport motoristici potrebbe rappresentare paradossalmente un problema. Ci sono moltissimi sport che godono di grande visibilità solo alle olimpiadi, discipline che sono sotto le luci della ribalta solo ogni 4 anni per poi cadere (ingiustamente) nel dimenticatoio (almeno per quanto riguarda il grande pubblico). Da questo punto di vista non sarebbe giusto sottrarre loro questo spazio, come probabilmente accadrebbe ammettendo discipline in grado di “oscurare” i cosiddetti “sport minori”.
7) il motorsport è spesso caratterizzato da eventi esterni come le rotture di organi meccanici indipendenti dalle capacità del pilota. Si dovrebbe risolvere tutto in una gara singola o in più manche nel modo di dare punti e trasformare la competizione in un mini campionato?

CONCLUSIONI
Da una semplice analisi vediamo che gli aspetti negativi sembrano superare quelli positivi. Troppi gli aspetti che si devono amalgamare e su cui FIA e CIO dovrebbero sedersi attorno ad un tavolo per discuterne. Ma il rombo dei motori darebbe sicuramente ancora di più tono ai cerchi olimpici…
quindi…
Perchè non iniziare da dove tutto parte e semplificare leggermente le cose?
Perchè non ammettere i go kart (o minimoto nel caso delle due ruote) come categoria motoristica alle olimpiadi? I piloti quando iniziano, non partono forse da li e poi si specializzano nelle varie categorie sterrato o asfalto? Un problema in meno tra i punti negativi su quale categoria scegliere. Pensiamoci bene, i go kart, sono meno costosi e complicati da gestire. Secondo problema in meno. Le infrastrutture richieste sarebbero meno imponenti. Terzo problema in meno. I piloti potrebbero essere o i veterani o futuri campioni, come succede per le nazionali under 21 di calcio. E poi il go kart ha ancora l’aria genuina e non complicata delle formule maggiori. Quella in cui si respira l’odore della benzina e ci si sporca le mani…nel vero spirito olimpico!

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