Ferrari, ma in Marciello ci credi davvero oppure no?

Marciello-Ferrari

Notizia di oggi: in Australia (ma il comunicato parla in generale di “opening rounds”) la Manor, ex Marussia, schiererà lo spagnolo Merhi accanto a Will Stevens.

E che c’entrano la Ferrari e Marciello? C’entrano, c’entrano, perché anche questa volta in Ferrari hanno perso l’occasione di dare una mano concreta a Marciello e di dimostrare che in Lello credono davvero.

Eh si, perché ormai il dubbio ci sfiora e non poco. Com’era la storia dei tre indizi che fanno una prova?

Ebbene di indizi qui ne cominciamo a contare davvero tanti…

Siamo nel 2013, Marciello stà dominando la Formula 3 europea, in luglio si tengono i test F1 a Silverstone (quelli del gran rifiuto di Alonso di provare le nuove Pirelli, ricordate?) e mentre gli altri team danno ampio spazio ai loro giovani (Magnussen, Da Costa, Calado, Juncadella, Cecotto, Rossi, Frijns, Ellinas, Sainz, Stevens, Gonzalez, Kvyat e già che ci siamo in pista ci vanno pure la Wolff e il figlio di Prost, insomma tutti, ma proprio tutti) la Ferrari pensa bene di non far girare Marciello.

Niente, neanche mezza giornata. E Lello commenta laconico: “Tutti tranne me…”.

Idem i test di fine stagione in Bahrain.

E veniamo al 2014. Marciello, frattanto, quel titolo di Formula 3 l’ha poi vinto (e alla grande).

Ora, lasciamo stare la fantaF1. Non siamo cosi pazzi da pretendere una promozione diretta in Ferrari per sostituire Massa.

Neanche in Red Bull (dove c’è un programma giovani che funziona davvero) “osano” promuovere i loro giovani direttamente in prima squadra, ma prima fanno fare loro le ossa in Toro Rosso.

Ecco, la Ferrari non ha un vero e proprio junior team, ma fornisce le sue power unit a Sauber e Marussia.

Ma l’idea di lanciare Marciello in uno di questi due team non li sfiora neanche.

E quindi Lello si accomoda in Gp2, dove vive un’annata difficile, scontando si diversi errori, ma anche una discreta dose di cattiva sorte.

Cosa più importante, Marciello dimostra comunque di essere veloce. Magari (e per motivi diversi) concretizza poco, ma il talento c’è e si vede.

E che fanno quelli del Ferrari Driver Accademy? Pensano bene di dargli addosso in “mondovisione” twittando “Un’altra gara deludente per Raffaele Marciello. Non biasimiamo né la sfortuna, né il team, ma solo due inaccettabili errori del pilota”.

Un bel modo di sostenere un pilota, non c’è che dire.

E veniamo al 2015. Si libera il posto di terzo pilota e in Ferrari pensano bene di prendere Gutierrez che porta soldi mica male (peccato che il messicano “buono” fosse Perez, ma quella è un’altra storia).

E il lavoro al simulatore? No, neanche quello per Marciello. Meglio ripescare Vergne.

La gente rumoreggia? Beh, diamogli il contentino Sauber. Terzo pilota sia chiaro, mica titolare!

E arriva, quasi inaspettata, un’occasione last minute. La Manor, incredibilmente, ce la fa: si schiera al via del mondiale e ha pure un sedile libero.

Ora, la Ferrari è tra i maggiori creditori del team inglese e, insieme agli altri creditori, ha accettato il piano di salvataggio in atto.

Ed è probabile che abbia accettato pure di dare per perso parte del proprio credito pregresso o che comunque abbia convenuto una dilazione nei pagamenti.

Perché non cogliere la palla al balzo per sistemare Marciello in Manor? Niente, anche questa una speranza (finora) vana.

E non mi si venga a dire che per il pilota un apprendistato a fondo griglia sarebbe deleterio.

Certo, l’ex Marussia si schiera con vettura e power unit dello scorso anno, manca il confronto diretto con la Caterham che avrebbe dato un senso diverso alla stagione e gli altri ora sono davvero lontani.

Insomma, si è condannati a fondo griglia e con distacchi abissali.

Ma questo, in fondo, è paradossalmente un potenziale vantaggio. Perché non c’è pressione, nessuno si aspetta niente e si ha tempo e modo di imparare e fare esperienza.

Perché, dal punto di vista dell’esperienza, per quanto mi riguarda una stagione in F1 a fondo griglia è comunque da preferire ad una Gp2 da protagonista.

Fai più chilometri, impari le piste, hai la possibilità di familiarizzare con le nuove power unit e con le novità dell’ultima generazione di monoposto della massima serie.

E poi in un calendario di 20 gare molto probabilmente capita anche l’occasione di mettersi in mostra, fosse anche una sola gara o una sola sessione di qualifiche.

In fondo è quello che ha fatto Bianchi e che hanno fatto tanti piloti in passato….senza andare troppo in là nel tempo basta pensare alla piccola Minardi, trampolino di lancio, tra gli altri, per Fisichella, Trulli, Webber e Alonso.

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